Il Giappone visita RITMìA

GIAPPONESI PER RITMÌA

di Sonia Simonazzi

Ideatrice di Ritmìa e direttrice di Ritmìa.Compagnia sas. (Ente formativo accreditato MIUR)

Giovedì, 20 Giugno 2019. Ore 12.

 

“RITMìA, Dipartimento Artistico Pedagogico”, presso “Junior Nido Scuola” di Vaiano Cremasco (CR).

Un gruppo di 20 persone, tra cui insegnanti e dirigenti scolastici provenienti dal Giappone, termina una lunga mattinata di formazione. L’incontro si conclude tra risate e entusiasmo generale, dopo un’ultima sessione di lavoro dove, con tutta la passione che da sempre mi accompagna nel lavoro, li ho guidati nell’esecuzione di qualche esercizio di “RITMìA, Musical Body Training”. “RITMìA, MBT” è una nuova pratica psicomotoria per adulti, che da circa cinque anni sto elaborando e sperimentando nella mia attività di ricerca educativa.

Sono soddisfatta, anche i Giapponesi, persone di un’altra cultura, terminano la pratica con grandi sorrisi, le loro menti sono sgombre dai pensieri, concentrate sulle piacevoli sensazioni provenienti dal corpo e, condividono lo stato emotivo che di solito contraddistingue il finale di una sessione di “RITMìA, MBT”: un piacevole relax psicofisico. Gli assunti metodologici di questa ricercazione funzionano anche con loro.

Nella giornata formativa del 20 giugno, siamo impegnate in quattro. Oltre a me, Monica Raimondi, Esperta RITMìA del gruppo formatori e direttrice della Junior Nido Scuola di Vaiano Cremasco; Jorgelina Casajus, Esperta Ritmìa e responsabile della ricerca artistico-espressiva; Ada Anselmi la nostra fotografa. 

Nei “Dipartimenti RITMìA”, ubicati in scuole statali e private di diverse località italiane, gli Esperti RITMìA responsabili approfondiscono la pratica di ricercazione su temi specifici.  Nel “Dipartimento Artistico Pedagogico”, Monica e Jorgelina stanno sperimentando nuove tecniche su come far emergere e convogliare l’emotività dei bambini dal punto di vista artistico dopo l’esecuzione dei giochi del metodo RITMìA. Una ricerca volta a migliorare la relazione e la comunicazione a scuola, rendendo il più possibile evidente e condiviso il vissuto emozionale nei bambini. Il pensiero pedagogico che sottende sia la pratica di RITMìA che le attività del Junior Nido di Vaiano Cremasco, si riferisce in particolare a Lev VygotskiJ, Howard Gardner, John Dewey, Maria Montessori (Vedi in calce). Nella quotidianità di questa scuola, come in molte altre sul territorio nazionale, alcuni giochi di RITMìA vengono utilizzati per migliorare la qualità della vita scolastica e delle relazioni.  È questo il punto di forza che da venticinque anni sta muovendo la nostra ricerca sul piano pedagogico e nella formazione degli insegnanti. Gli obiettivi di ascoltare, ascoltarsi, concentrarsi, controllarsi, rilassarsi che si esprimono in modo semplice e immediato nella pratica, si estendono nella preparazione dei bambini alle routine della scuola e alle altre attività.  

Questo è uno dei nostri punti di forza e vogliamo che sia ben espresso in questa giornata formativa per la delegazione giapponese, in visita in Italia con l’obiettivo di visionare le migliori pratiche.

Il pullman arriva, la delegazione è ordinata e ossequiosa, ma appena i componenti del gruppo si trovano all’ingresso della scuola, sfoderano le macchine fotografiche, che programmate sullo “scatto multiplo” immortalano qualsiasi cosa, perdendosi addirittura nei cespugli di fiori che ornano l’ingresso della bellissima struttura di Vaiano Cremasco.

Tra scatti a raffica e saluti dei bambini in giapponese, riusciamo a farli accomodare e comincia la formazione.

Introduco l’attività, dicendo poche cose su come si svolgerà la mattinata. Mari, una traduttrice molto preparata, mi segue con precisione. Le mie tensioni cominciano a sciogliersi. A seguire un gruppo di bambini di 4 e 5 anni presenta una serie di giochi di RITMìA. Sono attenti, precisi nell’esecuzione delle respirazioni caratteristiche del metodo: i Respiricanto, li traducono con precisione sui tamburi e sui flauti, i loro occhi sono puntati su Monica, la loro “Maestra dei giochi” e si stanno divertendo come se stessero giocando senza pubblico. Li guardo commossa, sono contenta di vederli spontanei, felici, coinvolti, stanno mostrando capacità di ascolto, concentrazione, controllo, rilassamento. L’aria è stemperata, anche visto da fuori, il laboratorio di RITMìA fornisce un piacevole stato di relax e i giapponesi, forse anche per il caldo, sembrano piacevolmente assopiti e rasserenati.

Segue una mia esposizione sul metodo, accompagnata da un Powerpoint molto accattivante con le foto dell’ultimo servizio fatto da Ada. Il mio cuore sorride, sono gioiosa di raccontare RITMìA. Desidero che il nostro progetto venga esposto al meglio, che traspaia la cura posta dai 40 esperti su tutto il territorio nazionale; che si sappiano i numeri di bambini, insegnanti, scuole, tesi di laurea, anni di lavoro. Dalla mia emozione traspare anche la gratitudine nei loro confronti, perché il Progetto RITMìA dopo tante battaglie vinte è ancora in vita e ci fa contenti. I giapponesi lo capiscono e fanno numerose domande sugli strumenti musicali; su come i bambini possono essere così spontanei e coesi in un gruppo, pur rispettando le differenze individuali e altro ancora. Ecco quindi che la pratica dell’MBT diventa la “ciliegina sulla torta”. Sperimentano anche loro, coinvolgendo tutto il corpo e il respiro, che si può provare ciò che hanno mostrato poco prima i bambini.

Nel nostro gruppo ci piace definire ”RITMìA” come “Un sorriso che non si dimentica” e anche i giapponesi se ne vanno con un gran sorriso.

E nel finale, ci sono quattro donne entusiaste che si abbracciano davanti ai pasticcini preparati per il rinfresco. Siamo state un buon gruppo di lavoro e speriamo che i giapponesi si ricordino di noi.

Infatti, ecco i primi frutti. A distanza di pochi giorni riceviamo la comunicazione che un'altra delegazione dal Giappone ha già richiesto per il prossimo Ottobre una nuova visita a uno dei nostri dipartimenti di ricercazione. Siamo soddisfatti.

 

Dipartimenti RITMìA:

“RITMìA, Dipartimento Artistico Pedagogico”, presso “Junior Nido Scuola” di Via Maria Montessori Vaiano Cremasco (CR) direttrici Monica Raimondi, Jorgelina Casajus.

“Dipartimento musicale metodo RITMìA” presso AMF via Darsena, 57 Ferrara, direttrice Ambra Bianchi.

“RITMìA, Dipartimento psico-pedagogico” presso Micronido “Il mulino a vento-green school” via dei Vivarini, 13, Padova direttrice Lucia Cocchi

“RITMìA, Dipartimento pedagogico di sperimentazione scientifica” in attivazione presso Scuola dell’infanzia “hansel e Gretel” via Fossano, 7 Tetti francesi, Rivalta di Torino, direttrice Isabella Campolucci

“RITMìA, Dipartimento di documentazione” presso Atelier “Suoninmovimento” Via Don Paracchini, 22 Brandico (Brescia); direttrice Elisa Vincenzi.

 

Bibliografia:

Ritmìa, Musicisti per gioco, una pratica educativa per l’infanzia. A cura di Simonazzi, Zoletto, Zurlino. 2011 Casa Editrice Vicolo del Pavone.

 


BOX

JUNIOR NIDO SCUOLA accoglie bambini da 0 a 6 anni.

Asilo Nido e scuola dell’infanzia sono un unico progetto educativo, articolato nei diversi periodi di vita del bambino e rispondono ai medesimi principi ispiratori attuati con opportune differenze pedagogiche, metodologiche e organizzative in relazione all’età dei bambini.
L’infanzia è un tempo di immense potenzialità nel quale i bambini, attraverso relazioni ed esperienze, possono cominciare a costruire la conoscenza e ad esprimere la propria personalità.
La centralità del bambino è la caratteristica principale del nido e della scuola, insieme all’offerta di occasioni e materiali di sviluppo e all’atteggiamento di continua ricerca.
Nel nido-scuola JUNIOR, l’adulto competente ascolta, riconosce, valorizza e favorisce situazioni in cui possano emergere le molteplici potenzialità.

Il pensiero pedagogico che ci caratterizza si riferisce ad alcuni costrutti teorici di Lev Vygotskij, Howard Gardner, John Dewey, Maria Montessori.

Vygotskij individua nella zona di sviluppo prossimale l’area cognitiva in cui si manifesta la possibilità di un bambino di passare da ciò che non sa fare a ciò che sa fare; l’interazione con il gruppo, l’azione mirata dell’adulto e la predisposizione di stimoli adeguati ne sono gli assi portanti.

La teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner spiega e giustifica un progetto educativo in cui non c’è un ambito del sapere più importante dell’altro. L’esperienza di apprendimento attraversa tutti i campi della cultura riconoscendo attitudini, passioni, inclinazioni e offrendo ad ogni bambino la possibilità di esprimere la propria intelligenza attraverso la scoperta dei propri talenti e capacità.

Per John Dewey la scuola esprime l’organizzazione dell’incontro tra il bambino e l’ambiente. La socialità che i bambini vivono ne favorisce lo sviluppo anche sul piano cognitivo. Lo stare in gruppo è una condizione necessaria al processo educativo e la socialità che i bambini vivono ne favorisce lo sviluppo anche sul piano cognitivo. Per Dewey l’educazione non è un processo astratto e “learning by doing” si traduce nell’organizzazione mirata di reali esperienze in cui il bambino apprende a interagire con l’ambiente, con i suoi pari e con i propri limiti.

Nel pensiero di Maria Montessori  il bambino è il principale artefice del proprio apprendimento e deve quindi trovare un ambiente opportunamente predisposto, in grado di consentirgli di esplorare e mettere in atto tutte le potenzialità di cui dispone. Questo significa contribuire in modo importante alla costruzione di un’idea di sé sicura, improntata all’auto-efficacia e finalizzata al rinforzo constante dell’autostima.

www.nidoscuola.it